mercoledì 25 febbraio 2015

Il ritorno di Mahalla




Care amiche, cari amici,
Mahalla è rimasto fermo fino ad ora, perché si è spento il motore:
Fabrizio Casavola è morto improvvisamente domenica 25 maggio 2014, all’età di 55 anni.
Di Mahalla era stato l’inventore e l’animatore in tutti questi anni, dedicando vita, passione e intelligenza a questo progetto e alla difesa di un popolo martoriato e discriminato, quasi sempre, quasi ovunque, comunque lo si chiami: Rom, Sinti, Manouches, Kalé, Romanichals…
Fabrizio era un uomo timido e riservato fin quasi alla scontrosità, ma grandemente aperto alle persone e alle culture. Di lui non potremo dimenticare il sorriso.
Noi, sue amiche e amici, vogliamo che Fabrizio resti con noi attraverso Mahalla, che intendiamo riavviare. Per questo abbiamo costituito già da luglio il Gruppo Ciao Fabrizio, col proposito di salvaguardare  e di mantenere in vita e in attività il blog Mahalla, il cui dominio è stato rinnovato. Stiamo ora costituendo una redazione che affronti questo importante compito, chiedendo a tutti di collaborare.
Vi invitiamo pertanto a non sospendere i vostri contatti col blog e a proseguire l’invio di vostri materiali.
Delle prossime iniziative daremo notizia durante la nuova serata in ricordo di Fabrizio, di cui vedete la locandina, e successivamente sul blog.


Proposta di legge d’iniziativa popolare del Dipartimento della Difesa civile, non armata e non violenta

In questo periodo in cui ricorre spesso la parola intervento armato per rispondere alla paura di un attacco da parte di chi minaccia dalla Libia, si assiste a uno strano fenomeno in cui alcuni militari italiani dicono che non bisogna intromettersi nelle controversie arabe, mentre invece altri, (giornalisti, politici, opinionisti nostrani) sostengono, con fervore, il coinvolgimento italiano.
Oggi, addirittura, a Tutta la città ne parla, è stato detto che da un sondaggio fatto da Panorama (del 21 febbraio 2015) la maggioranza del popolo italiano è favorevole a un intervento armato.

Proprio ora dunque, La Bottega che non c’è, un’associazione di promozione sociale, invita tutte\i a recarsi presso il proprio Comune, negli orari d’ufficio, per sottoscrivere la Proposta di legge d’iniziativa popolare del Dipartimento della Difesa civile, non armata e non violenta, presentata da diverse associazioni italiane tra cui Acli, Arci, Assopace Palestina, Ctm Altro mercato, Sbilanciamoci, Emergency, Donne in nero, Fiom Cgil, Libera, Legambiente e tantissime altre.

Sembra un controsenso in questo periodo, un fuori tempo, invece non lo è. Noi crediamo che proprio ora sia più urgente sviluppare un ragionamento culturale, politico e giuridico per la pace, che realizzi una difesa civile, non armata e non violenta.

Un’altra difesa è possibile!

Questo proposito, nato nell’immediato ultimo dopo guerra, quando i giovani italiani rifiutavano il servizio militare offrendosi per lo sminamento e altre attività, iniziò il suo percorso legislativo con l’istituzione del Servizio Civile Nazionale nel 2001, in ottemperanza all’articolo 52 della nostra Costituzione, che non parla di difesa armata o militare ma semplicemente di difesa.
L’iter, in accordo con l’articolo 11, sancito dalla nostra Costituzione, l’Italia ripudia la guerra, è stato interrotto sul piano legislativo mentre la spesa militare a difesa della patria, è cresciuta tanto da portare l’Italia tra i primi 10 paesi del mondo.

Se sarà approvata la legge sarà creato un Dipartimento che darà una struttura adeguata alla Difesa civile, non armata e non violenta. che avrà il compito di intervenire nelle zone di conflitto con interventi umanitari a supporto delle popolazioni civili e con iniziative di mediazioni che favoriscano il dialogo tra le diverse parti.

Il Dipartimento comprenderebbe i Corpi civili di pace e l’Istituto di ricerca sulla Pace e il Disarmo e del Servizio Civile Nazionale e collaborerebbe con il Dipartimento della Protezione Civile, il Dipartimento dei Vigili del fuoco e del Servizio civile della Gioventù.

Il finanziamento avverrebbe tramite la riduzione delle spese militari a cui si aggiungerebbero le quote dei contribuenti che vorranno destinare il 6 per mille dell’imposta sulle persone fisiche.

È arrivato il tempo di agire concretamente. In questi anni le marce della pace e la mobilitazione della cittadinanza del popolo pacifista in occasione di guerre (riguardiamo la guerra all’Irak) non hanno influito sulla eliminazione o sulla risoluzione politica dei conflitti. Ognuno /a di noi con la propria firma contribuirà alla crescita della cultura della pace e alla costruzione di una difesa civile, non armata e non violenta senza aggiungere altre spese alla già collassata economia italiana ma indirizzando meglio le risorse che abbiamo.

Dobbiamo raccogliere 50.000 mila firme autenticate entro il 1 maggio 2015, affinché il Parlamento possa legiferare per avere una difesa divisa in due settori con ruoli diversi: la difesa armata e la difesa non violenta.

Chi vuole lo può già fare presso la Segreteria dell'ufficio comunale di Pessano con Bornago, presentandosi con la carta d'identità. 


La Bottega che non c’è

mercoledì 18 febbraio 2015

domenica 15 febbraio 2015

EXPO 2015. Lettera aperta

EXPO: LETTERA APERTA

Alle Autorità
e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito,   sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.
EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.
Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.
Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s'impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”
“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire la multinazionali, non certo il pianeta.
Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi  a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone ?
Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell'alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.
Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.
Expo non parla di tutto ciò.
Non parla di diritto all'acqua potabile e di acqua per l'agricoltura familiare.
Non parla di diritto alla terra e all'autodeterminazione a coltivarla.
Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell'acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing, ( la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell'industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi e migranti.
E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo.
In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell'occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell'ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.
In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità  allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo.
Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano.
Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.
Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione . Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.
Le chiediamo che venga affermato il diritto all'acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011.
Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.
Chiediamo che si decida fin d'ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua,  e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni  popolari e i governi locali e nazionali discutano: la politica per la vita.
Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo.
Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.
"La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Milano 21 gennaio 2015.

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate ad uno dei seguenti indirizzi mail:
Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org
Franco Calamida f.calamida@alice.it




Il cibo che rende liberi


Mercoledì 4 febbraio, si è svolta la conferenza organizzata da noi sul tema cibo e legalità.

Abbiamo  aperto con un bel banchetto di prodotti che vengono da battaglie di equità e legalità. I prodotti del commercio equo e solidale ed i prodotti di Libera.


La degustazione e d'obbligo. Un grazie alle nostre bottegaie che hanno preparato delle cose davvero squisite.

La nostra vice presidentessa, Lucia, ha introdotto la serata.

Molto bello e interessante l'intervento di Valerio d'Ippolito, di Libera

Molto coinvolgente l'intervento di Roberto Brusamolino, di Mondo Alegre.

Arrivederci a tutte e a tutti per la prossima iniziativa de La Bottega che Non c'è.