domenica 25 marzo 2018

Straniero io?

La Bottega che non c'è, insieme alla Caritas di Pessano con Bornago e Manifattura K, presenta il film Straniero Io?, prodotto da liberisvincoli.
L'appuntamento è per sabato 14 aprile alle ore 21, presso Manifattura K, alla ex Filanda, in piazza della Resistenza, a Pessano con Bornago.

E' un film documentario, girato a Monza, che si interroga su che cosa significa essere straniero.
Un sorprendente mosaico di volti, un mix di parole, sorrisi e pensieri di chi è considerato "straniero" per il colore della pelle, per il modo di parlare, per il velo indossato, per quei pregiudizi, difficili da estirpare, che tendono ad etichettare le persone.

Non mancate, vi aspettiamo!


giovedì 5 ottobre 2017

E' stata una bella cena solidale

Grazie a tutte\i partecipanti alla prima edizione della cena Solidale con Gusto, di sabato scorso alla Cascina Pagnana.
Grazie a chi c'è stato e a chi avrebbe voluto esserci.

E' stata una bellissima serata, che ci ha fatto capire che La Bottega che Non c'è ha un sacco di amici e di amiche.

Grazie ai Feeling Good che,  con la loro musica bellissima e mai invadente, hanno allietato la serata.

Alla prossima!

















martedì 19 settembre 2017

Solidale con gusto

Solidale con Gusto, cena di autofinanziamento de La Bottega che Non c'è.
Vi aspettiamo alla Cascina Pagnana, a Gorgonzola, il 30 settembre!

Al divertimento penserà il gruppo dei Feeling Good


La cena è rispettosa dei diritti degli animali.

lunedì 18 settembre 2017

Caffè in Immagini. Grazie

Grazie!
Grazie a tutte\i quante\i sono intervenute\i alla nostra serata per raccontarvi la storia del caffè Tatawelo.
Grazie a Walter, Dulce e Giacomo dell'Associazione Tatawelo, che ci hanno raccontato un sacco di cose e che non volevamo più lasciar andar via.
Volevamo sapere del caffè, della vita dei produttori, e di quanta giustizia ci può essere in una tazzina di caffè.
E ci hanno raccontato tutto.
Di come il caffè viene acquistato nel commercio tradizionale.
Di come il prezzo del lavoro delle persone viene contrattato alla Borsa di New York.
Di come caffè non rispondente alle norme sanitarie dell'Unione Europea arriva sugli scaffali dei nostri supermercati.
Tutto questo è stato egregiamente raccontato in una puntata di Report

http://www.raiplay.it/video/2016/10/Indovina-chi-viene-a-cena-9283f81a-3e21-49d7-9cab-1504276e6335.html

Poi ci sono loro. Walter, Dulce, Giacomo, l'Associazione Tatawelo, e tutti quelli che si prodigano per il mondo del commercio equo e solidale.



Abbiamo visto uno splendido documentario, nel quale ci è stato mostrato l'amore dei contadini del Chiapas per la madre terra


Il risultato è un ottimo caffè

Che noi abbiamo degustato dopo un'altrettanto ottima cena, offerta dalle volontarie e dai volontari de La Bottega che Non c'è

E, non ultimi, grazie a tutte\i voi che avete condiviso con noi una tazzina di caffè




mercoledì 6 settembre 2017

Caffè in Immagini

Un incontro per scoprire la storia del caffè Tatawelo.
Dalle montagne del Chiapas, in Messico, il caffè Tatawelo segue i sentieri del commercio equo e solidale per arrivare in Italia, grazie all'associazione Tatawelo.
Dulce Chan Chab e Walter Vassallo mostreranno un documentario per farci capire che cos'è il progetto Tatawelo, e perché è così importante sostenerlo ogni anno con il prefinanziamento.

L'incontro è all'ora dell'aperitivo. I morsi della fame verranno calmati con degustazione di prodotti del commercio equo e solidale e... con una tazza di buon caffè.

La Bottega che Non c'è invita tutte e tutti a partecipare, per conoscere ed apprezzare.




mercoledì 9 agosto 2017

L'appello di padre Zanotelli


Da L'Avvenire
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/rompiamo-il-silenzio-sull-africa

L'appello. Rompiamo il silenzio sull'Africa

Alex Zanotelli giovedì 20 luglio 2017

Pubblichiamo volentieri l’«appello africano» che padre Alex Zanotelli, comboniano, ha lanciato ai giornalisti e alle giornaliste italiani. Con lo stile, la passione evangelica e la libertà di giudizio che ben conosciamo dice la sua e, in buona misura, la nostra (visto che su “Avvenire” l’Africa e i suoi popoli hanno piena cittadinanza mediatica). Per quanto ci riguarda, possiamo assicurargli che col nostro stile, la stessa passione e una non minore libertà di giudizio continueremo a tenere gli occhi bene aperti e la voce e le pagine (cartacee e digitali) ben spiegate.
Cari colleghi e colleghe,
scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi.(Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’«invasionne», furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’Onu si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’Eni a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.
Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Vigilanza sulla Rai e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Napoli, 17 luglio 2017